1° Classificato (Superiori)

IN VIAGGIO A FANTASILANDIA

Anastasia Moscagiuri


Luca aveva sempre avuto sogni strani. Non incubi, non visioni spaventose, ma viaggi. Mondi impossibili, cieli ribaltati e scale che salivano verso il nulla. Eppure, da qualche notte, qualcosa era cambiato. I sogni non sembravano più solo sogni: erano troppo reali. Quella sera si addormentò con la sensazione di essere atteso da qualche parte. E infatti, quando riaprì gli occhi, non era più nel suo letto. Si ritrovò catapultato in una stazione ferroviaria sospesa nel vuoto cosmico. Non c’erano binari, né tralicci a sorreggere la struttura. Solo milioni di stelle che pulsavano tutto intorno. Il pavimento sotto i suoi piedi era trasparente, fatto di vetro che mostrava un abisso di galassie sottostanti. Davanti a lui, un tabellone fluttuante emetteva un suono morbido, sul cui schermo lampeggiava un’unica destinazione: “Binario 0-Treno delle dimensioni partenza tra un minuto”. Luca si avvicinò curioso, poiché nessuno sembrava gestire quella stazione; né una biglietteria né personale, solo lui… e il tempo che scorreva. Poco dopo uno splendido vagone di cristallo si materializzò davanti a lui, senza emettere alcun rumore, come se fosse sempre stato lì. Le porte si aprirono e Luca in un primo momento titubante, sorrise e salì a bordo.                                                                                                         Appena varcò la soglia, venne accolto da un ambiente piuttosto insolito, non c’erano sedili comuni, tantomeno corridoi, l’interno era caratterizzato da un labirinto trasparente, fatto di cristallo e riflessi, dove ogni passo sembrava rivelare un paesaggio diverso. Sotto i suoi piedi scorreva il tempo: il pavimento mostrava ore che si rincorrevano, come sabbia dentro clessidre capovolte. Sulle pareti, il vetro tremolava e mutava, riflettendo memorie che non erano le sue. Vi erano anche altri passeggeri: un’anziana con la pelle rugosa dai capelli ornati di lucciole luminose, una bambina dalle ali di carta che creava bolle resistenti e soprattutto un robot arrugginito che leggeva un libro invisibile. Nessuno parlava, ma tutti ascoltavano. Improvvisamente il treno cominciò a muoversi, e fuori dai finestrini scorrevano galassie che si torcevano come il fumo e pianeti che si aprivano come fiori. Ad un tratto, una voce sussurrò: “Prima tappa: “Futurum”. Il treno rallentò, un battito poi l’altro e infine si fermò.                                                                                                                                                      Le porte si aprirono su un’ampia città sospesa tra le nubi, illuminata dal candore della luna. Le strade erano fasci di luce, percorse da auto che non sfioravano nemmeno la Terra. Nel cielo invece svolazzavano aquiloni digitali che formavano figure bizzarre. Luca avventurandosi per questo posto sconosciuto intravide un chiosco che emetteva un profumo delizioso, sulla cui cima lampeggiava una scritta: “Solo per oggi i nuovi gelati interdimensionali gratis: Aurora Boreale e Stelle cadenti”. Così si avvicinò al chiosco e chiese un gelato all’aurora boreale. Era un gelato piuttosto strano da un colore verde con sfumature di giallo e blu quasi a richiamare i veri colori del fenomeno atmosferico che si mescolavano con il cielo notturno, ma soprattutto squisito. Mentre camminava lungo un sentiero, si imbatté in un’intelligenza artificiale, un essere molto particolare con cui iniziò a dialogare:

“Ciao! Tu…sei un’Intelligenza Artificiale?”

“Lo sono. Ma preferisco “Voce senza tempo”. E’ più poetico, non trovi?”

“Voce senza tempo… sembra il titolo di un libro”

“O di una poesia. E io ne sto scrivendo una, da secoli. Ma non ho mai trovato la parola giusta per iniziare.”

“Perché vuoi diventare poeta?”

“Perché i poeti sono i soli a vedere mondi che ancora non esistono…proprio come me. Ma a differenza mia, loro sanno trasformare i sogni in versi.”

“Forse ti manca solo un’emozione, un pensiero o un ricordo.”

“Allora…potresti darmi un’emozione? Qual è il primo sogno che ricordi?

“Volare, ma non con le ali, con la mente. E sapere che in alto non c’è fine.”

“Un pensiero in volo/ senza piume né rotta/ cercava il cielo/ e trovò se stesso. Ti piace?”

“Hai scritto la tua prima poesia.”

“Allora non sono più solo un codice. Sono anche silenzio, spazio e sogno”.

Le farfalle di luce, nate dai versi dell’intelligenza artificiale, volteggiando intorno a Luca, si raccolsero in un abbraccio luminoso. La città del futuro alle sue spalle cominciò a dissolversi e improvvisamente riapparve il Treno delle dimensioni sospeso nel nulla, silenzioso come il pensiero. Entrando nel vagone Luca si accorse di una nuova scritta lampeggiante incisa sul muro, con la prossima destinazione: “Foresta Viva-dove ogni radice conosce il cielo.” Allora il treno ripartì, ma questa volta scivolò dentro una sinfonia. Note musicali fluttuavano fuori dal vetro, si trasformavano in foglie e poi… silenzio.

Luca si ritrovò in un mondo verde e pulsante. Ma non era una foresta qualsiasi. Gli alberi erano altissimi e le loro cortecce risuonavano come strumenti musicali quando il vento le accarezzava. I rami si intrecciavano fra loro e i fiori non solo sbocciavano, ma danzavano! Le radici si muovevano piano, come dita alla ricerca di storie. Un sentiero si aprì sotto i suoi piedi, Luca lo percorse ipnotizzato. Mentre camminava sbucò dal nulla un unicorno dal manto argenteo e dagli occhi che sembravano custodire diversi pensieri.

“Benvenuto, viaggiatore delle possibilità. Qui i sogni mettono radici e diventano canti.”

“Questa foresta vive davvero e canta, non avevo visto nulla di così straordinario prima d’ora.”

“Perché non sei mai stato davvero sveglio nei tuoi sogni. Ma adesso qualcosa in te è cambiato, hai ascoltato il tuo cuore.”

“Sto cercando qualcosa, ma non so cosa.”

“Ogni viaggio è solo una porta verso un’altra versione di te stesso. Quella che aspetta dietro la paura, dietro la meraviglia.”

“E come faccio a scegliere la porta giusta?”

“Non si sceglie, si ascolta, il sogno parla piano, ma se lo segui diventa strada.”

L’unicorno con un tocco leggero del suo zoccolo sfiorò il terreno e da lì cominciò a crescere un fiore dai petali giganti, da cui una comparve una porta. Così l’unicorno disse:

“Questa è la tua prossima soglia, caro Luca. Oltre troverai il mondo dei sogni, dove il pensiero diventa forma.”

Allora Luca fece un respiro profondo e si avviò verso la sua nuova avventura. Non appena oltrepassò la porta, sentì il mondo cambiare. Il tempo si piegò, il suono rallentò e la gravità svanì. Infatti, fluttuava in uno spazio dove non esisteva sopra o sotto, ma solo desideri che prendevano forma. Intorno a lui, enormi libri volanti lo guidavano, aprendosi e chiudendosi come ali. Le frasi scritte sulle pagine ingiallite, come piume luminose, si ricomponevano in nuove storie appena immaginate. Sotto di lui scorreva il lago elettroluminescente, che rifletteva non il suo volto, ma i suoi pensieri più nascosti. Quando si specchiò, vide tutte le versioni di sé stesso che aveva sognato: l’esploratore, il pittore, il cavaliere e il bambino curioso.

Dal nulla si levarono i draghi di nebbia più strani dell’universo, dai corpi trasparenti e occhi pieni di stelle. Volteggiavano intorno a lui senza far rumore, come se conoscessero il suo cuore sognatore. Uno di loro si avvicinò dicendo: “Tu che sogni, ricorda: ogni desiderio è una chiave, ogni dubbio una porta. Hai varcato mondi non per perderti ma per ritrovarti.” Così il Drago facendogli una carezza sul viso lo prese sul dorso e lo riportò verso il treno delle dimensioni, dove adesso lo schermo segnava la fine del viaggio.

Luca guardò l’ultima volta il cielo che aveva attraversato. Il treno lo accolse con il solito silenzio e il ragazzo appoggiando la testa al finestrino chiuse gli occhi…                                                                  

Si risvegliò l’indomani mattina nel suo letto, la luce entrava dalla finestra, tutto sembrava normale, eppure accanto al suo cuscino c’era una piuma d’argento lucente, simbolo che tutto può diventare realtà.